E-Health: App mediche a prova di privacy

Lo scorso maggio il Garante per la privacy ha avviato un’indagine focalizzata sulle app scaricabili nei principali appstore per verificare il grado di trasparenza sull’uso delle informazioni degli utenti e, più in generale, sul rispetto della normativa italiana sulla protezione dati. L’azione del Garante si inserisce nell’ambito del “Privacy Sweep 2014“, l'”indagine a tappeto” promossa dal Global Privacy Enforcement Network (GPEN), la rete internazionale nata per rafforzare la cooperazione tra le Autorità della privacy di tutto il mondo e di cui il Garante italiano fa parte.

Particolare attenzione è stata dedicata alle app mediche, in quanto si tratta di un settore in crescente sviluppo che presenta profili molto delicati per la privacy delle persone. La scelta dell’Authority italiana di analizzare app di questo peculiare settore è proprio in linea con le preoccupazioni manifestate dall’Europa su questo tema. La Commissione Europea ha di recente avviato una consultazione sulla Mobile Health e ha pubblicato il Libro Verde sulle applicazioni sanitarie mobili (Green Paper on Mobile Health).

I risultati dell’indagine sono stati quanto mai sconfortanti:

• nel 59% dei casi è stato difficile reperire un’informativa privacy prima dell’installazione. In molti casi sono ben poche le informazioni disponibili prima del download sulle finalità della raccolta o sull’utilizzo successivo dei dati, oppure si fornisce un link ad una pagina web contenente un’informativa privacy che non corrisponde alle specifiche dell’app. In altri casi il link rinvia a pagine di social network che non funzionano oppure richiedono la registrazione dell’utente. In altri risulta difficile capire chi sia lo sviluppatore dell’app o il titolare del trattamento.

• per quasi 1/3 delle app (31%) risultano problematici i termini del consenso. Le informazioni cui si chiede di accedere appaiono eccedenti rispetto alle funzionalità offerte dall’app, almeno alla luce dell’informativa privacy e delle modalità di funzionamento dell’app riscontrate dalle autorità.

• nel 43% dei casi l’informativa privacy non era stata adattata alle ridotte dimensioni del monitor. Talora il testo è di difficile lettura o verboso, per cui si rende necessario scorrere o cliccare più pagine.

• assai contenuta (15%) risulta la percentuale di app dotate di un’informativa privacy realmente chiara. Nei casi migliori le app offrono spiegazioni succinte ma comprensibili di ciò che l’app farà o non farà con i dati raccolti sulla base dei singoli consensi.

A seguito dell’esito dell’indagine, il Garante sta valutando le azioni da intraprendere, anche al fine di possibili interventi prescrittivi o sanzionatori.

 

Luca Zenarolla

Avvocato, mi occupo sin dai tempi dell'Università di diritto delle nuove tecnologie. Sono il presidente del Centro Innovazione & Diritto.

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