Call Center: nuovo stop alle telefonate mute

La Corte di Cassazione è recentemente intervenuta con la sentenza 4 febbraio 2016, n. 2196 per regolare il fenomeno delle cosiddette “telefonate mute“.

Sono sempre più numerosi gli abbonati che denunciano la ricezione di telefonate nelle quali, una volta risposto, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore. Queste chiamate “mute” dipendono dal fatto che, per eliminare i tempi morti tra una telefonata e l’altra,  i sistemi automatizzati di chiamata possono generare un numero di comunicazioni superiore agli operatori disponibili: una pratica commerciale che, in alcuni casi, ha comportato il disturbo degli utenti anche per decine volte di seguito e che è stata spesso vissuta addirittura come una forma di stalking.

Dopo aver ripercorso le vicende processuali e l’evoluzione della normativa in tema di comunicazioni commerciali, la Suprema Corte fissa il seguente “principio di diritto”:

In conformità alla direttiva comunitaria n. 2002/58-Ce, relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche, l’art. 130, comma 3-bis, del cod. della privacy, che consente, in deroga al principio del consenso espresso previsto dall’art. 129, 2° comma, il trattamento dei dati personali mediante l’impiego del telefono per le comunicazioni di natura commerciale nei confronti di chi non abbia esercitato il diritto di opposizione mediante iscrizione della propria numerazione nel registro pubblico delle opposizioni (cd. opt-out), non trova applicazione nel caso in cui l’autore del trattamento abbia inviato telefonate senza operatore (cd. telefonate con contatto abbattuto o “mute”) né in quello in cui l’utenza chiamata non risulti inserita in uno degli elenchi cartacei o elettronici a disposizione del pubblico di cui all’art. 129, 1° comma, del codice (come per esempio avviene per i telefoni cellulari)

In altre parole, il principio dell’opt-out (previsto dall’articolo 130, comma 3-bis del d.lgs. 196/03), secondo il quale ogni chiamata è lecita nei confronti di chi non abbia esercitato il diritto di opposizione mediante l’iscrizione nel pubblico registro a ciò deputato, vale solamente per le telefonate commerciali effettuate da un operatore verso le utenze inserite negli elenchi telefonici, mentre non si applica:

  • alle telefonate effettuate senza operatore;
  • alle telefonate commerciali “mute”;
  • alle telefonate commerciali rivolte alle utenze che non sono inserite negli elenchi telefonici.

Luca Zenarolla

Avvocato, mi occupo sin dai tempi dell'Università di diritto delle nuove tecnologie. Sono il presidente del Centro Innovazione & Diritto.

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