Call Center: nuove regole per il trasferimento extra UE

Innovando la previgente disciplina in materia di delocalizzazione in Paesi extra UE dell’attività di call center, la legge 11 dicembre 2016, n. 232 ha novellato l’art. 24-bis del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83.

Il mutamento della normativa di riferimento  ̶  con particolare riguardo all’ampliamento del novero dei soggetti destinatari della nuova disciplina di settore, delle informazioni che gli stessi sono tenuti a fornire e degli adempimenti che devono porre in essere  ̶  tocca in parte anche le attribuzioni già in passato rimesse al Garante Privacy e comporta la ridefinizione delle misure e degli adempimenti individuati con il provvedimento del 10 ottobre 2013, n. 444  i cui effetti devono quindi ritenersi caducati dalle previsioni contenute nel vigente art. 24-bis.

Nella prima fase applicativa, però, le modifiche normative introdotte hanno sollevato numerose questioni interpretative portate all’attenzione dell Ministero dello sviluppo economico, del Ministero del lavoro, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Garante per la protezione dei dati personali, alle quali, a seguito di un esame comune, i soggetti interessati hanno fornito un primo riscontro:

Il Garante Privacy, al fine di agevolare l’applicazione della nuova disciplina, ha reso disponibili due modelli  volti ad agevolare l’assolvimento degli obblighi comunicativi diretti all’Authority, adeguandone il contenuto alle sopravvenute disposizioni di legge, e utilizzabile dagli operatori economici cui facciano capo le localizzazioni in Paesi extra UE dell’attività di call center:

  1. un primo modello potrà essere utilizzato, ai sensi dell’art. 24-bis, comma 2, lett. c), da parte degli operatori economici che intendono localizzare l’attività di call center in Paesi terzi in tempi successivi all’entrata in vigore della nuova disciplina;
  2. un secondo modello potrà invece essere utilizzato, ai sensi dell’art. 24-bis, comma 3, dagli operatori che abbiano localizzato l’attività di call center in Paesi terzi anteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina.

Si rammenta che in caso di omessa o tardiva comunicazione dei dati richiesti dalla legge si applica la sanzione amministrativa pecuniaria pari a 150.000 euro per ciascuna comunicazione omessa o tardiva (art. 24-bis, comma 7, d.l. n. 83/2012) o a 10.000 euro per ciascun giorno di ritardo (art. 24-bis, comma 3, d.l. n. 83/2012).

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Luca Zenarolla
Avvocato, mi occupo sin dai tempi dell'Università di diritto delle nuove tecnologie. Sono il presidente del Centro Innovazione & Diritto.
Luca Zenarolla

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